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NO vuol dire NO, chiaro?

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Scena al parchetto.

Chiara gioca con un bambino.

Non è la prima volta che Chiara e questo bimbo giocano insieme.

E, come sempre, questo bimbo, incoraggiato dalla mamma, cerca di abbracciare e dare bacetti a Chiara.

Chiara, come tutti i bambini, non sempre è ben predisposta ad accettare baci e abbracci da coetanei.

 

E così, capita che respinga questi baci, che allontani il bambino dicendo NO, NON VOGLIO, VIA, per esempio.

 

Tutto normale, che dite?

Ci sta che una bambina di 2 anni possa, in un preciso momento, non desiderare di essere baciata, abbracciata, di ricevere attenzioni da un amichetto?!

 

Per me, si.

 

E invece no. La mamma del bimbo che fa?

Si avvicina ai bambini, prende il figlio per mano e lo avvicina a Chiara, sull’altalena:

“Dai, riprova a dare un bacetto alla bimba”

E Chiara continua ad allontanare Lorenzo.

 

Niente.

La mamma sembra non sentire e continua a spingere il figlio verso Chiara, sullo scivolo, e  a dire:

“Chiara dai un bacetto a Lorenzo, forza su”.

 

Non è la prima volta che accade: sarà la sesta o settima volta e si ripete sempre la stessa scena.

 

E poi, la mamma, mi guarda come per invitarmi a persuadere Chiara affinchè si faccia dare questo bacetto. Ogni volta.

 

Ma io non ci sto.

Nulla contro Lorenzo, per carità.

Ma qualche perplessità nei confronti del comportamento della sua mamma ce le avrei.

 

Perché intervenire in una dinamica tra bambini e spingere tuo figlio ad insistere con un comportamento rifiutato da una bambina?

 

Chiara stava sbagliando? Non credo.

 

Se a Chiara non va di dare un bacetto a un bimbo che vede saltuariamente al parco, perché dovrei insistere a farle fare qualcosa che non vuole (fare)?

 

Perché io dovrei obbligarla a farlo?

Ma NO cosa vuol dire esattamente?

 

Perché se io dico NO, più volte e con decisione, per me è NO e non è forse.

 

No è NO.

 

Mi spingo oltre.

Se facciamo capire ad un bambino così piccolo che non deve tenere in considerazione quello che dice un’amichetta a parole e con comunicazione para verbale, che deve insistere, che il NO non ha valore, ma che comunque deve imporre quello che vuole lui, non stiamo svolgendo poi così bene il nostro operato di genitore. Non credi?

 

Attenzione. Non sto dicendo che quel bambino sarà uno stupratore, so quello che stai pensando. E ti anticipo.

 

Affermo che quel bambino probabilmente sarà educato a non rispettare la volontà delle donne.

Nemmeno il contrario sarà matematico, certo.

 

Ma come può un genitore, una mamma, una donna, insegnare ad un figlio a non avere rispetto dei sentimenti di una amica?!

 

NO vuol dire NO, chiaro?

 

GIULIA E CHIARA IN ROSALITA

 

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