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Come mi metto nei panni di mia figlia

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Non sono una madre perfetta.

Non sono una madre migliore di altre.

Ma da quando sono diventata mamma, mi sono data una regola che sovrasta le altre: mettermi sempre nei panni delle mie figlie.

Certamente non ho memoria dei primi 3/4 anni della mia vita, ma dai 5 anni in poi, ho ricordi di esperienze vissute, di sensazioni, di emozioni, di paure e forze, di vittorie ma anche delusioni, di sogni e speranze. Come ogni bambina.

E quando educo le mie figlie, o semplicemente le rimprovero, le rassicuro o consiglio, io non dimentico mai di essere stata una bambina.

E non è così scontato.

Non credi?

Ti faccio alcuni esempi.

Scena al parco: la mamma grida al bambino “NON CORRERE, NON SUDARE”.

Tu quando eri piccola e andavi al parco non correvi, non sudavi?

Scena in spiaggia: la mamma al bambino che gioca con la sabbia al mare “NON TI SPORCARE, NON TI BAGNARE”.

Giusto per sapere, quando eri bambina, in spiaggia cosa facevi?

Sono senza parole.

Nemmeno io voglio che le mie figlie si ammalino o che si rotolino nel fango stile Peppa pig.

Ma tu sei stata bambina?

Io si.

E me lo ricordo.

E quando me ne sto dimenticando, mi sforzo di ricordarlo.

Mettermi nei panni delle mie figlie: questo è il segreto per essere empatici con i figli.

Con Chiara quando insiste sul fare una cosa o con Giulia, quando prova nuove emozioni o desidera fare qualcosa, credo sia l’approccio migliore per educarle.

Mettersi nei panni di Giulia e Chiara non vuol dire non fare il genitore, non trasmettere loro regole  o essere accondiscendente.

Troppo spesso nel rapporto con gli altri siamo poco empatici. Soprattutto con i figli.

Al contrario, l’empatia è la chiave per avere un differente punto di osservazione.

Quei genitori che, discutendo dei figli, dicono frasi come “Ah, a me non interessa quello che dice o se si lamenta…è così e basta!”, sicuramente amano i loro figli e desiderano il meglio per loro, cercando di ottenerlo con gli strumenti che conoscono, che qualcuno gli ha consigliato o che sono stati utilizzati con loro quando erano bambini.

Spesso, però, questi genitori sono poco empatici. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri, di riconoscere e comprendere le loro emozioni e le motivazioni delle loro azioni; una dote fondamentale nel rapporto tra genitori e figli.

Per i nostri bambini siamo come uno specchio: più siamo interessati, coinvolti e disponibili ad ascoltarli, più loro sono felici e si sentono amati e sicuri di se stessi.

Mettere in gioco l’empatia nella relazione con i figli significa essere disposti a investire tempo ed energie per osservarli, ascoltarli e quindi conoscerli meglio, comportandosi con loro di conseguenza.

 Il genitore empatico ascolta i figli e si mette nei loro panni, soprattutto quando in gioco ci sono situazioni emotivamente complesse, che i bambini non riescono a gestire. Li aiuta a riconoscere e a dare un nome; in questo modo il genitore empatico sarà flessibile ma non vuol dire lassista.

Mi metto sempre nei panni delle mie figlie, cerco di immedesimarsi in Chiara e Giulia, di andare al di là del capriccio per capire il disagio che nasconde, per capire le motivazioni che spingono le mie figlie a comportarsi così.

Difficile? Forse. Ma alla lunga vedremo i risultati perché tuo figlio si vedrà ascoltato e compreso e sarà più disponibile ad ascoltare e comprendere gli adulti.

Provaci. Mettiti nei panni dei tuoi figli, non te ne pentirai!

NOI TRE IN

Rosalita McGee

Rosalita Senoritas

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